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di Orazio Zanotto
Significato della parola "sacramento"
Essa deriva dal verbo latino "sacrare" (azione per rendere sacra una cosa, una persona, un luogo...) e dalla parola latina "mentum" (mezzo per raggiungere un certo scopo).
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Per noi cristiani i sacramenti sono:
-- gesti di salvezza da parte di Dio
-- segni visibili della presenza di Cristo in mezzo a noi
-- segni-momenti nei quali Cristo effonde il suo Spirito
-- atti di Cristo mediante atti della Chiesa
-- doni spirituali in realtà sensibili (che possiamo vedere e toccare)
-- mezzi "ordinari e principali" per ricevere la Grazia
La Grazia è il collegamento all'amore di Dio, che ci assicura la vita dell'anima e, conseguentemente, la salvezza.
Se non c'è, la Grazia ci è donata con il Battesimo,
se è perduta, viene recuperata con la Confessione,
se c'è, viene accresciuta con gli altri sacramenti.
Nel corso di catechismo abbiamo visto come, nella storia della salvezza, Dio, per comunicare con gli uomini, sia intervenuto molte volte alla maniera umana, con fatti eccezionali ma visibili all'uomo (roveto ardente, liberazione dalla schiavitù dell'Egitto, passaggio del Mar Rosso, la manna fatta cadere nel deserto, i profeti..).
Dio, invisibile, per comunicare con gli uomini si servì di azioni visibili (gli interventi appena citati) e di parole (i profeti).
Alla fine, egli stesso si rese visibile sotto forma umana nella persona del Figlio, Cristo Gesù.
Tutta l'opera di salvezza visibile nella vita terrena del nostro Salvatore è trasferita nei Sacramenti.
Infatti, mediante i Sacramenti, viene resa contemporanea (cioè presente in ogni tempo) tutta l'esperienza storica di Gesù, dalla sua Incarnazione alla sua Ascensione al Cielo.
Anche oggi Dio continua a manifestarsi a noi nel Figlio, che è l'UNICO mediatore della salvezza.
Dio ci salva SOLO per mezzo e per merito di Gesù.
Chi è il mediatore?
È colui che realizza un contatto tra persone e che aiuta le persone a mettersi d'accordo tra loro su determinate questioni.
Nel nostro caso, solo Gesù può realizzare il contatto tra noi ed il Padre, soprattutto per riconciliarci con Lui dopo il peccato.
Questo contatto con il Padre si chiama Grazia.
Gli angeli e i santi pregano per noi, intercedono per noi, ma non hanno in loro stessi il potere di salvarci.
Chi ha il potere di salvarci è solo Dio per mezzo di Gesù, fatto uomo, morto sulla croce e risorto per questo scopo.
Maria, la nostra carissima Mamma Celeste, è la via privilegiata (preferita e più rapida) per salvarci, ma anche lei lo fa presentandoci a suo figlio Gesù.
Infatti, se stiamo attenti alle preghiere ufficiali della Chiesa, possiamo notare come queste vengano sempre concluse con frasi simili a questa: "..per Cristo nostro Signore". Cioè, tutto quello che chiediamo, o che comunichiamo al Padre, avvenga per i meriti e per la mediazione di Gesù.
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Dal momento che Gesù è morto sulla Croce, è risorto ed asceso al Cielo, e il suo Corpo glorioso non è più visibile con i nostri occhi e non è più palpabile con le nostre mani, come opera ora in mezzo a noi?
Egli opera ancora in mezzo a noi per mezzo dei Sacramenti.
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Questo è possibile in forza dell'azione dello Spirito Santo effuso sugli apostoli il giorno della Pentecoste da Gesù risorto.
Questo episodio lo abbiamo letto e commentato nel corso di catechesi e lo troviamo nel libro degli atti degli apostoli, scritto da Luca, terzo Evangelista.
Cristo oggi compie i suoi gesti salvifici, che sono i sacramenti, attraverso la Chiesa, con l'azione dello Spirito Santo :
Cristo è il soggetto primario.
La Chiesa è il soggetto secondario o strumentale.
- quando uno battezza, è Cristo stesso che battezza
- quando il sacerdote assolve il penitente, è Cristo stesso che assolve e perdona.
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Questi segni e questi gesti simbolici realizzano nella vita spirituale ciò che significano nell'esperienza umana.
L'acqua è segno di morte (ricordiamo il diluvio universale, l'esodo quando l'acqua travolse cavalli e cavalieri nel passaggio del Mar Rosso), ma l'acqua è anche segno di vita nuova (gli Ebrei erano stati liberati dalla schiavitù d'Egitto).
Nel sacramento del Battesimo, l'acqua significa morire alla schiavitù del peccato originale per rinascere a vita nuova nella Grazia di Dio.
È segno di purificazione.
Il pane e il vino sono simboli di alimentazione.
Nel sacramento dell'Eucaristia diventano corpo e sangue di Cristo, cibo per l'anima.
L'olio fortemente aromatico è simbolo di forza. Gli atleti erano soliti ungere i muscoli prima delle gare. Ancor oggi i ciclisti, prima di una gara ungono i muscoli delle gambe per renderli più sciolti. Nel sacramento della Confermazione il crisma (olio aromatico) diventa segno di forza nel testimoniare la propria fede.
È segno di resistenza per vincere le tentazioni.
L'olio, inoltre, ha una particolare proprietà di penetrazione e di espansione. Simboleggia lo Spirito Santo che penetra e si espande in noi più profondamente con il sacramento della Cresima.
Dio può elargire la sua grazia anche per vie diverse dai sacramenti, tuttavia essi sono necessari perché rimangono i mezzi ordinari e principali per ricevere la grazia.
Il ministro principale è Cristo, che agisce per mezzo della Chiesa.
Nella Chiesa vi sono i soggetti ministeriali, i quali agiscono in persona Christi ed a nome della Chiesa stessa.
Idoneità (cioè la necessaria potestà).
Intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.
Senza queste due qualità messe assieme l'amministrazione dei sacramenti non è valida.
Es.: Io, laico, pur essendo cristiano battezzato, anche se intendo fare ciò che fa la Chiesa, non posso validamente consacrare l'ostia ed il vino, perché non ne ho la potestà, cioè non sono un sacerdote: per lo stesso motivo non posso confessare ed assolvere.
Perché un sacramento sia validamente amministrato NON sono, di per sé, necessarie la fede e la santità del ministro.
Invece, perché un sacramento sia lecitamente amministrato, sono necessarie la fede, la santità del ministro e la comunione con la Chiesa.
Es.: Se un sacerdote sospeso "a divinis", al quale, cioè, è stato imposto di non celebrare, consacra l'ostia ed il vino , l'Eucaristia è da considerarsi celebrata validamente, perché il sacerdote rimane sacerdote in eterno, ma non lecitamente perché in disobbedienza al divieto.
Cioè l'ostia ed il vino diventano comunque il corpo ed il sangue di Cristo Gesù, anche se il celebrante non ha l'autorizzazione a farlo.
Un esempio banale ma che può aiutare a comprendere meglio il concetto:
Io sono in possesso della necessaria patente di guida. Nonostante il divieto di mio padre, prendo la macchina e vado a Treviso .
Questo viaggio risulta valido, ma non lecito .
Valido perché, comunque, il viaggio è stato fatto ed io ho effettivamente raggiunto Treviso, ma non lecito, perché , pur avendone il titolo (patente) non avevo l'autorizzazione a farlo.
È chiaro il concetto di "valido" e "non lecito" ?
Essi donano:
- La grazia santificante (o abituale) comune a tutti i sacramenti.
- La grazia sacramentale, specifica di ogni sacramento.
I sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell'Ordine Sacro producono, inoltre, il carattere, cioè il rapporto indelebile con Cristo e la Chiesa.
Nessuno e in nessun modo potrà cancellare questo carattere in eterno.
(Se noi chiediamo ai testimoni di Geova, già battezzati nella Chiesa Cattolica, come si trovi la loro coscienza difronte al fatto di aver scelto un'altra fede, ci sentiremmo rispondere che essi non si sentono vincolati alla Chiesa Cattolica, avendo abiurato ad essa ed avendo ricevuto un nuovo battesimo, quello della loro religione (o setta).
A queste persone (che vanno comunque trattate con rispetto perché sempre fratelli, anche se in errore) sarebbe opportuno chiedere se, prima di dedicarsi alla conoscenza di un'altra religione, fosse stata cosa più saggia aver approfondito la conoscenza della propria.
Se l'avessero fatto, avrebbero compreso come nessuno ed in alcun modo potrà cancellare in eterno la loro appartenenza a Cristo ed alla Chiesa, in virtù del carattere impresso loro dal sacramento del Battesimo e dell'eventuale Cresima).
Con i sacramenti, lo Spirito Santo diffonde la Grazia di Cristo, che è il Capo, nella Chiesa, che è il Corpo.
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La Confessione è un grande dono che Cristo risorto ha fatto alla sua Chiesa: la missione ed il potere di perdonare veramente i peccati, mediante il ministero degli Apostoli d dei loro successori, i Vescovi.
Confessione significa:
- conversione, cambiamento di mentalità, di condotta
- pentimento e penitenza
- perdono. Dio dona il suo perdono e la pace
- riconciliazione. Viene ristabilito il reciproco amore tra Dio e l'uomo e tra l'uomo ed il fratello che, come lui, è membro dello stesso Corpo.
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La contrizione.
È al primo posto.
E' costituita dal dolore dell'animo per il peccato commesso e dal proposito di non peccare più.
È detta imperfetta quando è dettata dal solo timore della dannazione eterna, o delle pene conseguenti al peccato. Viene definita anche attrizione.
È comunque utile perché sollecita il peccatore a ricorrere al sacramento della Confessione (o Riconciliazione).
E' definita perfetta quando il dolore dell'animo è provocato dalla consapevolezza di aver prima di tutto offeso Dio.
Se la contrizione è perfetta, vengono rimessi i peccati veniali anche senza ricorrere alla Confessione sacramentale.
Vengono rimessi anche i peccati mortali qualora vi sia fermo proposito di ricorrere alla Confessione sacramentale appena possibile, senza la quale non possiamo accostarci alla Santa Comunione. [Nota: Attenzione:
Se disgraziatamente dovessimo trovarci in peccato mortale, cioè privati della Grazia Santificante e, di conseguenza, separati dall'unione con il Padre, possiamo riottenere la Grazia stessa con un atto di contrizione perfetta. Questo atto ci ricongiunge all'Amore di Dio. Tuttavia non possiamo accostarci alla Santa Comunione fino a quando non sia intervenuta la Confessione sacramentale]
L'accusa dei peccati.
E' un atto di umiltà il riconoscere i propri peccati, enunciandoli (accusa) al sacerdote, il quale agisce in persona Christi (nella persona di Cristo).
L'accusa è preceduta da un esame di coscienza, ovvero da una verifica del nostro comportamento alla luce dei Comandamenti e degli insegnamenti del Magistero della Chiesa.
Generalmente il periodo preso in esame va dall'ultima Confessione.
Qualora si dovessero ricordare peccati commessi in precedenza e non confessati, anche questi vanno enunciati al confessore.
I peccati mortali vanno tutti confessati al sacerdote.
Se volutamente se ne tacesse qualcuno, è come se non si sottoponesse nulla alla Divina Bontà perché sia perdonato attraverso il sacerdote.
I peccati veniali, anche se non strettamente necessario, è bene confessarli affinché il sacerdote, illuminato dallo Spirito Santo, possa fornire i necessari consigli per emendarci e proseguire nella vita spirituale.
La soddisfazione.
Molti peccati recano offesa al prossimo.
Bisogna fare il possibile per riparare (restituire le cose rubate, ristabilire la reputazione di chi è stato da noi calunniato, ecc.). Lo esige la giustizia umana.
Il peccato indebolisce lo stesso peccatore non soltanto nella sua relazione con Dio, ma anche nella relazione con il prossimo.
Se l'assoluzione toglie il peccato, non toglie tuttavia i disordini che il peccato a causato.
Per recuperare la piena salute spirituale, il penitente deve fare qualcosa di più per riparare le proprie colpe.
Deve, cioè, espiare i propri peccati. Questa espiazione si chiama penitenza.
Questa viene imposta dal sacerdote in relazione alla natura ed alla gravità dei peccati. Può consistere nella preghiera, in una offerta, in opere di misericordia, in privazioni volontarie, in sacrifici o altro..
Ministri della Confessione.
Poiché Gesù ha affidato ai suoi Apostoli il ministero della Riconciliazione, i vescovi - loro successori, ed i sacerdoti - collaboratori dei vescovi, continuano ad esercitare questo ministero.
Essi hanno il potere di perdonare tutti i peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Il sacerdote confessore non è il padrone ma il servitore del perdono di Dio.
Data la grandezza e la delicatezza di questo ministero ed il rispetto dovuto alle persone, ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato. Questo segreto, che non ammette eccezioni, si chiama sigillo sacramentale.
Prendiamo il Vangelo di Luca, al capitolo 15, dal versetto 11 in poi: è la parabola del Figliol prodigo.
"..Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre:
Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze."
Ora facciamo gli accostamenti tra l'atteggiamento di quel figlio e il nostro atteggiamento:
lui: Pretende ciò che gli spetta. In realtà si tratta di un dono e non di un diritto. Pretende comunque di essere indipendente dal padre. Lui pecca di superbia.
noi: Usufruendo dei doni elargiti gratuitamente dal Padre (corpo, salute, intelligenza..) a volte riteniamo di non aver bisogno di Dio per realizzarci. Addirittura lo riteniamo un impedimento nella realizzazione dei nostri progetti, per cui preferiamo agire di testa nostra.
Anche noi pecchiamo di superbia.
"..dopo non molti giorni, il figlio più giovane raccolse le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava."
Lui: Fa l'esperienza della sua presunzione e della sua autosufficienza, cioè del bastare a se stesso. E' il peccato.
Inizialmente questa esperienza sembra appagante, ma poi le deleterie conseguenze si fanno palesemente sentire.
Noi: Ignorando le indicazioni del Signore, cioè i Comandamenti, ci sentiamo finalmente liberi di fare non ciò che è bene, ma ciò che ci pare e piace.
Superato l'iniziale momento di apparente felicità, ci troviamo a sperimentare il vuoto interiore, il disordine morale e, spesso, anche quello fisico.
Perdiamo il senso della nostra esistenza.
"Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni."
Lui: Ricorda i vantaggi ed i benefici goduti nella casa del padre e li confronta con le sue attuali condizioni.
Pensa di andare a chiedere perdono al padre, affinché lo accolga come suo servo.
Si tratta di un ravvedimento interessato, di comodo.
Manca di fiducia nell'amore autentico del padre: non spera di poter essere riconosciuto in pienezza come figlio.
Se guardiamo bene, non si tratta ancora di un perfetto pentimento.
Noi: Insoddisfatti, infelici e delusi dalle esperienze effimere del mondo, cominciamo a capire che si stava meglio prima. Se non altro eravamo più sereni e tranquilli e, forse, anche felici.
Pensando che Dio ragioni alla maniera nostra, a volte dubitiamo sulla possibilità del perdono.
"Partì e si incamminò verso suo padre."
Lui: Prende coraggio e si avvia verso la casa paterna.
L'iniziativa, qui, è sua. Si tratta di un atto libero, anche se sollecitato dalle circostanze, e non imposto dal padre.
Noi: Siamo spinti a muovere il primo passo verso il sacramento della Confessione.
Più che un autentico pentimento, qui riscontriamo una convenienza, un interesse personale.
Ci troviamo di fronte al cosiddetto dolore imperfetto.
Non ci importa tanto il dispiacere di aver offeso il Padre, ma pensiamo a ritrovare la serenità personale.
Anche per noi, come per il figliol prodigo, si tratta comunque di un atto libero, non imposto.
Questa iniziativa giova, perché consente l'approccio al sacramento della Confessione.
"Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.
E cominciarono a far festa."
Lui: Non venne dimenticato dal padre, il quale, rispettoso della libertà del figlio, non gli impose di tornare, ma lo attese e ..lo vide quando era ancora lontano.
Un padre che non attese severamente il figlio ai propri piedi, umiliandolo; non gli chiese giustificazioni, né indagò oltre, ma ..commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Era bastata quella libera decisione del figlio per aprire le cateratte di un fiume di amore e misericordia.
Si fece grande festa per quel ritorno!
Noi: Resici disponibili all'azione dello Spirito Santo con un nostro primo atto di libera volontà, anche se imperfetto, comprendiamo che Dio Padre va ben oltre le nostre aspettative, e ci immerge in un fiume di Grazia e di Perdono che ci ridonano quella pace interiore che soltanto da Lui può pervenire.
Reinseriti, così, nel suo amore, ritroviamo la gioia ed il vigore per riprendere il nostro pellegrinaggio su questa terra, verso la méta finale che, come si è detto all'inizio del nostro cammino catechistico, è l'incontro con il Padre Celeste, fusi in Lui ..per l'eternità!
(Fine Seconda Parte)
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