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Macchine per laser terapia riabilitativa

Relatore: prof. Aldo Rossi
Laureando: Giulia Bianchi
Data: 2009

Descrizione: Nelle fasi iniziali di sviluppo della laser terapia riabilitativa, venivano impiegati esclusivamente laser a bassa potenza, nell'ordine dei mW, e lunghezze d'onda appartenenti al rosso e all'infrarosso. Numerosi studi di efficacia della LLLT (Low Level Laser Therapy) dimostrano che il risultato terapautico dipende fortemente dalle dosi somministrate e che gli effetti sul paziente sono confrontabili con quelli ottenuti somministrando farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS). A differenza della terapia farmacologica convenzionale, l'impiego della LLLT è meno costosa e non presenta effetti collaterali; tuttavia il fatto di utilizzare basse potenze rappresenta sia un pregio, sia un difetto. Infatti la bassa potenza non surriscalda la superficie del tessuto ed elimina il rischio di ustioni, ma ha una capacità di penetrazione limitata. La LLLT è perciò indicata solo per patologie superficiali, mentre per raggiungere le strutture più profonde è necessario erogare potenze medie maggiori, almeno dell'ordine dei W. Da questa considerazione partono gli studi sulla terapia ad alta potenza, che sfrutta il laser in modalità di emissione continua o continua-interrotta. In questa modalità la profondità raggiungibile è superiore e i tempi di guarigione sono inferiori, ma è importante considerare il tempo di esposizione, perché potrebbero verificarsi danni organici da surriscaldamento. Ulteriori evoluzioni sono rappresentate dall'impiego della HILT (High Intensity Laser Therapy) e terapia MLS (Multiwave Locked System). La HILT sfrutta il laser in modalità pulsata con impulsi di durata nell'ordine di grandezza dei ns, raggiunge alte potenze di picco (kW) e la potenza media è dell'ordine dei W, ma l'intervallo tra un impulso e l'altro è sufficiente a disperdere il calore ed evitare ustioni. La terapia MLS utilizza contemporaneamente la modalità pulsata e continua con specifiche lunghezze d'onda. In questo modo gli effetti analgesico e rigenerativo, specifici delle due modalità di emissione, si integrano, riducendo così anche la durata della terapia. Le macchine utilizzate per la laser terapia prevedono due modalità di applicazione: a contatto col tessuto tramite manipolo e a distanza, il che consente di trattare aree di maggiori dimensioni contemporaneamente. A causa della difficoltà di costruire macchine a scansione automatica, i dispositivi attualmente in commercio sono ancora quasi tutti manuali. Solo recentemente sono divenute disponibili apparecchiature in grado di effettuare scansioni automatiche per superfici piane o concave. Il trattamento in automatico di superfici convesse è in fase di sviluppo.


Riferimento: Giulio Rosati
Sede: UniPd - DIMEG

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